Un ottimo alleato della salute e del benessere è certamente l’olio extravergine d’oliva, un vero e proprio “nutraceutico”, grazie alla ricchezza di composti bioattivi come polifenoli, oleuropeina, acido oleico, idrossitirosolo, oleocantale e tocoferoli.

Un alimento millenario che fonda le sue radici nella storia di popoli del Mediterraneo che da sempre ne esaltano proprietà e virtù, impiegandolo in diversi campi, dalla cura del corpo all’alimentazione.
Già nell’antica Roma era stata realizzata una classificazione degli oli in base al grado di maturazione delle olive, con usi differenti, dall’olio “ex albis” pregiato e ottenuto da olive verdi, fino al “caducum”, ottenuto da olive raccolte da terra e destinato all’alimentazione degli schiavi.

Questo ci fa comprendere come non esiste un solo olio di extra vergine di oliva, soprattutto in una nazione come l’Italia, patrimonio della biodiversità olivicola.
L’olio, quindi, alimento “nutraceutico” in grado di garantire un buono stato di salute se unito ad una sala alimentazione e corretto stile di vita.

Ma come legare l’olio allo sport?

Nell’antica Grecia i campioni delle Olimpiadi ricevevano in premio un’anfora piena di olio, trasformatasi nella coppa dei giorni nostri, l’olio era utilizzato per cospargere la pelle degli sportivi, tanto da far apprezzare la sua azione benefica all’esterno e all’interno del corpo.
Oggi, l’importanza dell’olio extra vergine di oliva nello sport, e non solo, è nota per il suo contenuto in composti “nobili” che fanno parte del cosiddetto “fitocomplesso”, un insieme di sostanze bioattive che svolgono un’azione positiva sulla nostra salute.

A tal proposito abbiamo raccolto il parere del dott. Claudio Pecorella, biologo e nutrizionista dello sport, nonché rappresentante di O.R.A. (Olivhealth Research Academy).
Oggi si parla sempre di più di nutrigenomica ed epigenetica, ovvero della capacità degli alimenti, dell’ambiente e dello stile di vita in generale di interagire sul nostro Dna modificandolo con effetti diversi sulla salute. Negli ultimi anni anche la visione della nutrizione applicata allo sport ha subito un drastico mutamento e partendo dalle basi metaboliche – energetiche oggi si ha una visione qualitativa dell’alimentazione.

I componenti degli alimenti sia micro che macronutrienti a seconda delle loro quantità, della loro tipologia e del timing di assunzione influiscono sulla salute dell’atleta e, dunque, anche sulla sua performance. Le principali aree di sviluppo sono rivolte oggi alla nutrizione periodizzata e alla nutrizione personalizzata, che prevedono una pianificazione a breve e a lungo termine dell’alimentazione e dell’integrazione secondo i piani di allenamento e le abitudini di ogni singolo individuo (Sports Med. 2017). È importante notare che gli effetti dell’esercizio fisico variano a seconda del tipo, dell’intensità, della frequenza e durata dell’esercizio, nonché delle caratteristiche individuali; pertanto, lo sviluppo di programmi di esercizio fisico personalizzati sono essenziali.

La variazione genetica individuale può influenzare il modo in cui i nutrienti vengono assimilati, metabolizzati, immagazzinati ed escreti dall’organismo e ciò a sua volta potrebbe avere effetti sugli adattamenti, sulla performance o sul recupero dell’atleta. Nonostante i numerosi effetti positivi dell’esercizio fisico, alcuni cambiamenti fisiologici negativi con disfunzioni transitorie del sistema immunitario, come aumentata infiammazione e stress ossidativo possono verificarsi in periodi di allenamenti particolarmente intensi. Questo è il caso di atleti di elite che si allenano intensamente per competere sempre ai massimi ai livelli.
Tuttavia, questi atleti possono contrastare gli effetti negativi di periodi particolarmente intensi, riducendo le infiammazioni acute e croniche e sostenendo il sistema immunitario, con contromisure nutrizionali.

Gli effetti benefici dei polifenoli vegetali naturali sul corpo umano sono stati valutati in numerosi progetti di ricerca scientifica e sono essenzialmente attribuiti ai suoi polifenoli.
I polifenoli giocano un ruolo importante nel rafforzamento del sistema immunitario e la protezione di certi tessuti e organi contro i danni ossidativi: cervello, fegato, globuli rossi, muscoli e arterie. Diversi autori hanno dimostrato che i cambiamenti e i danni cellulari sono direttamente legati allo stress ossidativo e alle reazioni infiammatorie innescate dai radicali liberi che sono delle specie chimiche altamente reattive (Sung e al., 2005).

L’olio d’oliva extravergine di qualità dev’essere ricco di polifenoli, l’Idrossitirosolo, uno dei suoi componenti, è un potente composto fenolico dell’olio d’oliva, essenziale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, il diabete, le malattie neurodegenerative, l’infiammazione e che incrementa la produzione di mitocondri nella cellula.
I mitocondri sono implicati nella regolazione della sopravvivenza cellulare.
Di recente, è stato suggerito che la perdita della funzione mitocondriale non solo contribuisce a l’insorgenza di malattie, ma gioca anche un ruolo importante nel processo dell’invecchiamento (Raederstorff e al., 2010).

Una diminuzione del numero di mitocondri in certi organi e un’alterazione della catena respiratoria mitocondriale è spesso associata al processo d’invecchiamento ed è considerato come un fattore principale dell’invecchiamento (Hao e al., 2010).
Un atleta deve inserire ogni giorno dai 3 ai 6 cucchiai di olio di oliva extravergine ad alta concentrazione di polifenoli.
Più pizzica più è probabilmente ricco di polifenoli.
L’idrossitirosolo però non ha sapore piccante né amaro. Hanno maggiore concentrazione di polifenoli quegli olii da monocultura, e la concentrazione totale dei polifenoli idrofili, oltre a dipendere dal tempo e dalle modalità di conservazione, è influenzata anche dal tipo di cultivar (fattore genetico), dal periodo di raccolta delle olive (generalmente prima si raccolgono, maggiore sarà il contenuto di polifenoli), oltre che da tutta la serie di parametri e tecniche utilizzate nella fase di preparazione dell’olio.

È fondamentale abbandonare le raccomandazioni generiche e tenere conto dei fattori sopra menzionati, combinarli con preferenze e tolleranze dell’individuo per creare un piano nutrizionale personalizzato per il singolo atleta. Anche se ci sono alcuni progressi in questo campo, c’è ancora molto da scoprire e deve essere svolto ancora molto lavoro prima che si possa davvero proporre una “nutrizione sportiva personalizzata” accessibile a tutti gli atleti.

www.olivhealth.it

a cura di Claudio Pecorella – Biologo e Nutrizionista dello Sport